In ricordo di Laura Balbo

20/04/2026

Un lutto per la comunità sociologica e per tutta l’accademia italiana

Si è spenta all’età di 92 anni ,a Padova il 16 aprile 2026, Laura Balbo sociologa dai molteplici interessi scientifici rivolti ad ampio spettro alle politiche di welfare, alla famiglia, all’uso del tempo e all’importante e denso tema dei razzismi e dell’inclusione sociale; tutti argomenti trattati nelle loro articolate sfaccettature e con un approccio innovativo, lasciando sempre il segno dell’originalità del suo pensiero e soprattutto schiudendo ad altri importanti piste di ricerca. La sua vasta produzione è testimoniata dalle numerose pubblicazioni tra cui ricordiamo: L’inferma scienza, Tempi di vita, Il lavoro e la cura, Imparare, sbagliare, vivere. Storie di lifelong learning; un’attività che ha sempre svolto con continuità e passione per l’oggetto di studio affrontato.

Molte delle sue intuizioni restano tuttora un punto di riferimento e rappresentano concetti “imprescindibili”, come quello di “doppia presenza”, per chi si occupa di studi di genere nei diversi settori, uscendo per il loro significato euristico dagli spazi più consolidati della letteratura sociologica. Ad esempio, nel mio percorso di ricerca le sue riflessioni sul tempo come risorsa diseguale, l’asimmetria del lavoro di cura, la scarsa incidenza delle politiche sociali e il tema della genitorialità hanno rappresentato una chiave interpretativa fondamentale per leggere la salute delle donne e il paradosso della fragilità che la caratterizza.

Non si può non far riferimento, accanto alla ricerca, anche al suo impegno politico e istituzionale, al fondamentale ruolo di sostegno all’introduzione degli studi di genere nell’Università italiane, rompendo quell’arretratezza del panorama accademico su tematiche considerate un ambito esclusivo di interesse femminile, confondendo la conoscenza scientifica con il diritto alle pari opportunità, l’apporto del pensiero femminista volto a decostruire il potere maschile anche nella scienza con i movimenti di lotta per l’emancipazione. Un misunderstanding che ha penalizzato la presenza e la crescita degli studi in questo campo, segnando indelebilmente il ritardo istituzionale del loro riconoscimento, oltre alle difficoltà del nostro modello culturale a superare il gender gap che posiziona tuttora il nostro paese nella graduatoria europea al 12° posto e all’85° a livello mondiale.

Nei suoi numerosi incarichi da quello di Ministra per le pari opportunità (1998-2000) a presidente dell’Associazione Italiana di Sociologia, sia come docente che come politica, ha svolto sempre con competenza e determinazione il suo impegno, credendo nella possibilità di cambiare le strutture della società patriarcale e contribuendo, non solo attraverso l’elaborazione di nuovi concetti rappresentativi della condizione femminile, ma anche individuando strumenti e misure pratiche per la loro attuazione. Ripenso, solo per fare un esempio, all’intuizione di stipulare una convenzione con le case editrici dei testi scolastici per aprire al riconoscimento della storia delle donne e del loro apporto al progresso della conoscenza nei diversi campi del sapere.

“Sulle spalle dei giganti” è una celebre metafora per ricordarci che se riusciamo a vedere più lontano è grazie anche a queste figure, di cui non dobbiamo dimenticare l’eredità culturale ma anche l’importanza di credere nel raggiungimento della parità in una società più equa per tutti/e.

Rita Biancheri per Il comitato di Presidenza Counipar

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